La storia del fabbricato

La storia

La storia del fabbricato

Le prime notizie della villa risalgono al 1427, anno in cui Jacopo di Pietro Baroncelli ne denunciava la proprietà al catasto fiorentino, definendola «casa da signore». I Baroncelli ne furono padroni fino al 1487 quando, a causa di debiti contratti verso i Pandolfini, cedettero loro l’immobile, che tuttavia mantenne il nome di «casa Baroncelli».

Nel gennaio del 1548 Filippo Pandolfini vendette la villa a Piero Salviati per 1800 fiorini. Ancora una volta, nonostante il passaggio di  proprietà, la villa mantenne l’antica denominazione, finché nel 1564 Cosimo de Medici la confiscò insieme ad altri beni appartenuti alla famiglia. La villa attrasse presto l’attenzione della colta e raffinata figlia di Cosimo, Isabella, che insistette per averla in dono dal padre. Nel 1565, dunque, Cosimo donò la villa e tre poderi alla figlia e al marito Paolo Orsini.

Attenta al decoro degli ambienti, che arricchì di opere d’arte e sontuosi arredi, Isabella dette alla villa quella forte impronta femminile che sarà caratteristica del Poggio Imperiale, inaugurando una lunga tradizione di presenze femminili in quell’ambiente, consacrata prima dalle granduchesse Medici, che la elessero a propria residenza, poi dalla sua trasformazione in educandato, a partire dal 1865.

Nel 1618 Maria Maddalena d’Austria, moglie di Cosimo II, dal 1609 granduca di Toscana, acquistò la villa dagli Orsini con altri terreni nei dintorni, avviando un ambizioso piano di trasformazione dell’immobile in una sfarzosa residenza suburbana, collegata alla città dal lungo viale che dal parco giungeva fino a porta Romana (a quel tempo denominata porta di San Pier Gattolini). Nel 1624, con un apposito editto, Maria Maddalena nominava la villa del Poggio Imperiale dedicandola, come attestava l’iscrizione incisa sullo stemma in pietra serena, un tempo in facciata e oggi all’interno del complesso, al «perenne riposo e svago» delle future granduchesse. La granduchessa sanciva così la destinazione di Poggio Imperiale alle donne di casa Medici.

Nonostante la volontà di destinare la villa allo svago e al riposo delle granduchesse, chiaramente espressa da Maria Maddalena d’Austria, alla sua morte, avvenuta nel 1631, il figlio Ferdinando II si appropriò del Poggio Imperiale tanto che, per rientrarne in possesso, la moglie, nonché cugina, Vittoria Della Rovere, dovette riacquistarlo da lui nel 1659, cedendo in cambio i suoi diritti sull’eredità della madre, Claudia de’ Medici.

Vittoria portò avanti l’opera di abbellimento e arricchimento del Poggio Imperiale iniziata dalla zia-suocera Maria Maddalena d’Austria, curando anche l’arredo degli ambienti e commissionando mobili pregiati come lo stipo in ebano e madreperle di Leonardo van der Vinne, oggi nell’anticamera di Ferdinando II.

Alla sua morte, nel marzo del 1694, il figlio Cosimo III ereditò la proprietà della villa, poi passata all’erede Giangastone, ultimo granduca di casa Medici. Entrambi non apportarono particolari interventi e l’assetto della villa si ricava da due piante, una di Ferdinando Ruggieri del 1737, l’altra di pochi anni dopo, il 1742. 

Succeduti ai Medici i Lorena, negli anni della Reggenza la villa visse un periodo di decadenza e dispersioni: molti degli arredi e delle opere d’arte che non rientravano nel “Patto di Famiglia” stipulato da Anna Maria Luisa de’ Medici e Francesco Stefano di Lorena (1737) furono venduti dai nuovi regnanti.

Nel settembre del 1765, con l’arrivo in Toscana del giovane Pietro Leopoldo e della moglie Maria Luisa di Borbone-Spagna, ebbe inizio un periodo di grande rinnovamento per la villa, che il nuovo granduca visitò pochi giorni dopo l’arrivo in città rimanendone conquistato, tanto che, già dall’estate del 1766, la elesse come sua residenza estiva, ne ordinò la ristrutturazione e l’ammodernamento ispirandosi, soprattutto per la decorazione, al più aggiornato gusto internazionale dei palazzi viennesi nei quali era cresciuto.

La partenza di Pietro Leopoldo per Vienna nel 1790, in seguito alla morte del fratello Giuseppe, al quale successe come imperatore del Sacro Romano Impero, impedì la realizzazione della facciata, già progettata da Gaspare Maria Paoletti, che fu eseguita dall’allievo Pasquale Poccianti su commissione di Elisa Baciocchi a partire dal 1806.

Il figlio di Pietro Leopoldo, Ferdinando III, che governò la Toscana fino all’arrivo delle truppe napoleoniche, nel 1799, non portò grossi cambiamenti in villa, mentre nel 1803, con il ritorno al Poggio Imperiale di una donna, Maria Luisa di Borbone, ripresero i lavori, affidati a Pasquale Poccianti ma interrotti già nel 1807, quando Napoleone destinò il Regno di Etruria alla sorella Elisa, moglie del lucchese Felice Baciocchi, che commissionò a Giuseppe Cacialli la costruzione della cappella.

Nel 1824 Leopoldo II successe al padre Ferdinando III, morto in quell’anno. Sposato a Maria Anna Carolina di Sassonia, l’ultimo granduca di Toscana trascorse lunghi periodi al Poggio Imperiale con la moglie e la di lei sorella Maria Ferdinanda.

Dopo gli avvenimenti dell’aprile 1859 e l’abbandono del Granducato da parte di Leopoldo II, la villa rimase disabitata fino al 1865 quando, per volontà del re d’Italia, Vittorio Emanuele, questa divenne sede del collegio della SS. Annunziata. Il collegio, che era stato ideato con carattere statale da Gino Capponi, ispiratosi ai modelli scolastici europei e in particolare francesi, che ebbe modo di visitare durante i suoi soggiorni all’esterno, era stato creato nel 1823 da Maria Anna Carolina di Sassonia e Leopoldo II con sede in via della Scala, aperta alle giovani educande nel 1825.

Con l’Unità d’Italia l’Istituto passò alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione (Regio Decreto n. 1514 del 29 giugno 1883).